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Quando un tecnico entra in ASD: cosa è utile chiarire prima di iniziare

Prima di ingaggiare un tecnico in ASD chiarisci ruolo, mansioni, orari e compenso: una collaborazione ben definita evita incomprensioni e tutela la società.

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Redazione Cocosport
Pubblicato il 21 settembre · 5 minuti di lettura
Allenatore che guarda bambini che giocano a calcio-placeholder
Allenatore che guarda bambini che giocano a calcio
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rovare un buon tecnico è importante. Ma per una ASD o una SSD, individuare la persona giusta rappresenta soltanto il primo passo.

Prima di iniziare una collaborazione è infatti utile chiarire una serie di aspetti che riguardano il ruolo, l'organizzazione dell'attività, la documentazione e le modalità del rapporto.

Non si tratta soltanto di evitare possibili incomprensioni. Una collaborazione impostata correttamente fin dall'inizio rende più semplice il lavoro della società e permette al tecnico di sapere con chiarezza cosa ci si aspetta da lui.

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Prima di tutto: quale sarà il ruolo del tecnico?

Allenatore, istruttore, preparatore atletico, direttore tecnico o altra figura prevista dall'ordinamento sportivo non sono necessariamente ruoli intercambiabili.

La riforma del lavoro sportivo individua infatti diverse figure e considera lavoratore sportivo il tesserato che svolge, a fronte di un corrispettivo, una mansione necessaria allo svolgimento dell'attività sportiva e ricompresa nell'elenco previsto dalla normativa. L'elenco delle mansioni viene aggiornato sulla base delle discipline e dei relativi regolamenti tecnici.

Per questo, prima di iniziare, è utile che ASD e tecnico abbiano ben chiaro quale attività verrà svolta e quale sarà il ruolo all'interno della società.

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Mansioni e responsabilità: meglio essere chiari subito

Una delle situazioni più frequenti nello sport dilettantistico è quella in cui il tecnico viene coinvolto in attività molto più ampie rispetto alla semplice conduzione dell'allenamento.

Preparare una lezione, seguire una squadra durante una gara, coordinare altri istruttori o occuparsi della programmazione dell'attività sono compiti differenti.

Non significa necessariamente che debbano esistere documenti separati per ogni attività, ma è opportuno definire in modo chiaro mansioni, responsabilità e aspettative reciproche.

Più il ruolo è chiaro, più sarà semplice anche valutare successivamente se la collaborazione sta funzionando.

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Orari e disponibilità

Un altro aspetto da chiarire riguarda l'organizzazione pratica.

Quanti allenamenti sono previsti? In quali giorni? Il tecnico deve essere disponibile anche per gare, tornei o eventi? Come vengono gestite eventuali sostituzioni?

Sono domande apparentemente semplici, ma che possono diventare fonte di problemi quando vengono lasciate all'improvvisazione.

Anche perché, nel lavoro sportivo dilettantistico, la modalità concreta con cui viene svolta la prestazione è importante per determinare il corretto inquadramento del rapporto.

La normativa prevede, in determinate condizioni, una presunzione di collaborazione coordinata e continuativa per i rapporti nel dilettantismo fino a 24 ore settimanali, al netto del tempo dedicato alla partecipazione a manifestazioni sportive. Si tratta però di una presunzione legata alle caratteristiche effettive del rapporto e non di una regola che consente di scegliere automaticamente questa forma contrattuale.

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Compenso: parlarne prima, non dopo

Anche il compenso dovrebbe essere definito prima dell'inizio della collaborazione.

Quanto verrà riconosciuto? Con quale modalità? Con quale periodicità?

Sono informazioni che dovrebbero essere condivise chiaramente tra società e tecnico e formalizzate secondo la tipologia di rapporto scelta.

La riforma del lavoro sportivo ha introdotto un quadro specifico per i compensi dei lavoratori sportivi dilettanti, con differenti conseguenze fiscali e previdenziali in funzione degli importi e della tipologia del rapporto.

Per questo è importante non confondere un semplice accordo economico con la corretta individuazione del rapporto di lavoro: la forma deve essere coerente con la prestazione effettivamente svolta.

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Qualifiche, formazione ed esperienza

Prima di affidare un gruppo a un tecnico, una ASD dovrebbe verificare che il profilo sia coerente con l'attività che dovrà svolgere.

Quali qualifiche possiede? Attraverso quale organismo o federazione sono state conseguite? Ha esperienza nella disciplina? Ha già lavorato con la fascia d'età che dovrà seguire?

Non si tratta di cercare necessariamente il curriculum più lungo, ma quello più adatto alla specifica esigenza della società.

Anche la formazione continua può essere un elemento importante, soprattutto in discipline nelle quali regolamenti, metodologie e requisiti tecnici vengono aggiornati.

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La documentazione non dovrebbe essere un dettaglio

Una volta individuato il tecnico, è utile costruire una documentazione ordinata del rapporto.

A seconda della situazione possono essere rilevanti, tra gli altri:

  • dati e documenti del collaboratore;

  • qualifica o tesseramento;

  • eventuali attestati e certificazioni;

  • informazioni relative alla formazione;

  • accordo o contratto relativo alla collaborazione;

  • documentazione necessaria per gli adempimenti previsti dalla normativa.

Anche in questo caso, non esiste una lista identica per ogni situazione: gli adempimenti dipendono dal tipo di rapporto e dalle attività concretamente svolte.

La normativa sul lavoro sportivo prevede specifici obblighi di comunicazione per i rapporti di lavoro sportivo dilettantistico e ha introdotto strumenti di semplificazione per la loro gestione.

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E poi ci sono le regole della società

Un tecnico non entra soltanto in una palestra, in un campo o in una sala.

Entra in una realtà organizzata, con proprie regole, procedure e responsabilità.

Per questo è utile che la società condivida fin dall'inizio anche gli aspetti organizzativi: regolamenti interni, modalità di comunicazione con dirigenti e famiglie, gestione delle assenze, comportamento con gli atleti e procedure da seguire in caso di problemi.

Questo diventa ancora più importante quando il tecnico lavora con bambini e ragazzi e quando la società ha adottato procedure e strumenti specifici per la tutela dei minori.

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Il rapporto dovrebbe essere chiaro per entrambe le parti

Una buona collaborazione non dipende soltanto dalle competenze tecniche.

Dipende anche dalla capacità di costruire un rapporto nel quale società e tecnico sappiano cosa aspettarsi l'uno dall'altra.

Per la ASD significa avere una persona qualificata, affidabile e coerente con le proprie esigenze.

Per il tecnico significa conoscere ruolo, condizioni della collaborazione, organizzazione e obiettivi.

Mettere ordine in questi aspetti prima di iniziare può sembrare un passaggio burocratico, ma spesso è proprio ciò che permette di lavorare meglio dopo.

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Trovare il tecnico giusto è solo il primo passo

Il mondo sportivo sta diventando sempre più articolato e anche la ricerca dei collaboratori non può più basarsi esclusivamente sul passaparola.

Una società può avere bisogno di un istruttore per una nuova disciplina, di un allenatore con esperienza in una determinata fascia d'età oppure di un tecnico disponibile in specifiche giornate.

In questi casi diventa importante poter cercare, confrontare e conoscere i profili disponibili prima di iniziare una collaborazione.

È proprio uno degli obiettivi di COCOSPORT: mettere in relazione ASD, SSD, palestre e realtà sportive con tecnici e collaboratori, permettendo alle società di pubblicare le proprie opportunità e ai professionisti dello sport di presentare competenze, qualifiche ed esperienze attraverso un profilo dedicato.

La ricerca del tecnico può quindi diventare il primo passo di un percorso più strutturato: trovare la persona giusta, conoscerne il profilo e impostare correttamente la collaborazione.

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Una collaborazione ben organizzata parte prima del primo allenamento

Quando un nuovo tecnico entra in una ASD, l'allenamento è soltanto il punto di arrivo di un'organizzazione che dovrebbe iniziare prima.

Ruolo, mansioni, disponibilità, compenso, qualifiche, documentazione e regole interne sono elementi che meritano di essere chiariti fin dall'inizio.

Perché una buona collaborazione sportiva non si costruisce soltanto sul campo.

Si costruisce anche prima di entrarci.

Nota: questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza legale, fiscale o giuslavoristica. La corretta qualificazione del rapporto e gli eventuali adempimenti dipendono dalle caratteristiche concrete della collaborazione e dalla normativa vigente.

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