uando si parla di Safeguarding nello sport, spesso si pensa semplicemente alla nomina di una persona incaricata di occuparsi di abusi o violenze.
In realtà il sistema è più ampio.
Il Safeguarding comprende l'insieme delle procedure e delle misure attraverso cui una società sportiva cerca di prevenire e contrastare abusi, violenze e discriminazioni nei confronti dei propri tesserati, con particolare attenzione ai minori.
Per una ASD o una SSD, quindi, non si tratta soltanto di avere un nome indicato in un documento: occorre costruire un sistema organizzativo che permetta di prevenire i rischi e di gestire correttamente eventuali segnalazioni.
Chi è il Responsabile Safeguarding?
Il Responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni è la figura individuata dalla società sportiva con il compito di contribuire alla prevenzione e al contrasto delle condotte che possono compromettere l'integrità fisica e morale degli sportivi.
La sua presenza rientra nel sistema previsto dalla riforma dello sport e dalle disposizioni del CONI in materia di Safeguarding. Le ASD e SSD affiliate sono chiamate ad adottare un proprio sistema di tutela e a individuare il relativo responsabile.
Un aspetto importante riguarda l'autonomia della persona incaricata.
I modelli organizzativi devono infatti prevedere requisiti e procedure di nomina che garantiscano competenza, autonomia e indipendenza del Responsabile anche rispetto all'organizzazione della società. La figura può, in presenza dei requisiti previsti, essere interna oppure esterna alla società.
Non basta semplicemente fare una nomina
Questo è probabilmente il punto più importante.
Il Safeguarding non dovrebbe ridursi a una comunicazione con il nome del Responsabile appesa in bacheca.
Le ASD e SSD devono infatti dotarsi di un Modello Organizzativo e di Controllo dell'attività sportiva e di un Codice di Condotta, strumenti attraverso i quali vengono individuate le misure di prevenzione, i comportamenti da adottare e le procedure da seguire.
Il Dipartimento per lo Sport chiarisce che questi modelli hanno carattere obbligatorio e che la loro mancata adozione può essere oggetto di sanzione disciplinare da parte degli organismi sportivi di riferimento.
Per le società che dispongono già di un modello organizzativo ai sensi del D.Lgs. 231/2001, la normativa prevede inoltre specifici interventi di integrazione.
Cosa deve fare concretamente il Responsabile?
Il ruolo non consiste necessariamente nel gestire personalmente ogni situazione problematica.
Il Responsabile deve soprattutto contribuire a fare in modo che il sistema di tutela previsto dalla società sia effettivamente applicato.
Tra le attività rientrano, in base ai modelli e alle procedure adottate:
vigilare sull'applicazione delle procedure di Safeguarding;
contribuire alla prevenzione di abusi, violenze e discriminazioni;
favorire la corretta gestione delle segnalazioni;
collaborare con gli organismi competenti quando emergono condotte rilevanti;
verificare, per quanto di competenza, l'aggiornamento e l'applicazione delle procedure interne.
Le specifiche funzioni e modalità operative devono essere definite anche sulla base delle linee guida e dei regolamenti dell'organismo sportivo al quale la società è affiliata.
E se qualcuno deve fare una segnalazione?
Anche questo aspetto dovrebbe essere chiarito prima che si verifichi un problema.
Una società sportiva dovrebbe mettere a disposizione dei propri tesserati informazioni comprensibili su chi contattare, attraverso quali canali e come viene gestita una segnalazione.
Il tema delle segnalazioni è infatti una parte concreta del sistema Safeguarding: nel 2026 anche le attività formative organizzate dal CONI continuano a dedicare particolare attenzione alle procedure da utilizzare per segnalare correttamente episodi di maltrattamento, abuso e discriminazione.
Non significa che ogni situazione debba essere gestita direttamente dalla ASD. Al contrario, è importante sapere quando e a chi trasmettere una segnalazione secondo le procedure previste dagli organismi sportivi competenti.
Safeguarding e casellario: non sono la stessa cosa
Il tema può essere facilmente confuso con quello del casellario giudiziale per chi lavora con minori, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo.
Sono però due strumenti differenti.
Il controllo della documentazione richiesta per determinate attività con minori riguarda specifici obblighi previsti dalla normativa.
Il Safeguarding ha invece una funzione più ampia: riguarda l'organizzazione della società, la prevenzione, i comportamenti, le procedure interne e la gestione delle eventuali segnalazioni.
Una ASD che si occupa correttamente di Safeguarding, quindi, non può limitarsi a controllare la documentazione degli allenatori: deve costruire un sistema di tutela che coinvolga l'intera organizzazione.
Un sistema che riguarda tutta la società
Il Safeguarding non riguarda soltanto il presidente o il Responsabile incaricato.
Allenatori, istruttori, dirigenti, collaboratori, volontari e, più in generale, le persone che operano all'interno della società devono conoscere le regole e i comportamenti previsti dal sistema di tutela.
Per questo il Codice di Condotta assume un ruolo importante: non è soltanto un documento formale, ma uno strumento attraverso il quale la società definisce principi e comportamenti da rispettare nella propria attività.
L'obiettivo è creare un ambiente sportivo nel quale eventuali situazioni di abuso, violenza o discriminazione possano essere prevenute, riconosciute e segnalate attraverso procedure definite.
Per una ASD, la parola chiave è organizzazione
Il Safeguarding è quindi qualcosa di più della semplice nomina di un Responsabile.
Significa avere una persona individuata e competente, un modello organizzativo, un codice di condotta, procedure chiare e canali di segnalazione conosciuti da chi frequenta la società.
E soprattutto significa non aspettare che si verifichi un problema per chiedersi cosa fare.
Anche la scelta e la gestione delle persone che collaborano con una ASD rientrano in questa logica: qualifiche, documentazione, ruoli e responsabilità dovrebbero essere organizzati prima dell'inizio della collaborazione.
È anche per questo che avere una gestione ordinata dei profili e delle qualifiche dei propri tecnici può diventare uno strumento utile per una società sportiva.
COCOSPORT nasce proprio per facilitare l'incontro tra ASD/SSD e tecnici, permettendo alle società di pubblicare opportunità e ai professionisti dello sport di creare un profilo con le proprie esperienze e qualifiche.
Il Safeguarding non è quindi soltanto un adempimento da mettere in archivio.
È, prima di tutto, un modo per organizzare meglio la società e rendere più chiari ruoli, responsabilità e procedure.
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce la consulenza di un professionista. Le ASD e SSD sono invitate a fare riferimento alle linee guida e ai regolamenti dell'organismo sportivo/ente al quale sono affiliate.
